lunedì 11 ottobre 2010

Ventiquattro

Ho finito il lavoro per cui ho sudato sangue tutta l'estate, accidenti. Ho consegnato oggi le ultime cose. Neanche un'ora di riposo e ho cominciato nuovamente a lavorare. Mi sono sentita come una bambina al primo giorno di scuola.
Campagna acquisti, quest'anno, nel tempio della sapienza in cui gioco a fare la Vestale. Uno dei nuovi lo conosco molto bene, anche troppo. Ci siamo amati. Mai mi sarei aspettata razionalmente di trovarmelo davanti, in mezzo ai miei libri, seduto al mio tavolo - eppure, non so come, sapevo sarebbe avvenuto. Me lo sentivo. Cazzo.

lunedì 6 settembre 2010

Ventitre

- Il vizio dell'infelicità -

Cos'è che ci fa svegliare incazzati e indolenti? Perché usciamo di casa con tutta questa rabbia in corpo? Cinici e disillusi, ci guardiamo in cagnesco, poi ricominciamo a girare frenetici su una ruota come criceti in gabbia. Ma non ce l'ha ordinato il dottore, allora perché lo facciamo? Avete mai pensato di essere gli autori della vostra infelicità? Immagino di sì. Allora facciamo un passo avanti: non potrebbe essere che l'infelicità è un vizio, un quasi piacevole rassicurante vizio? Ciascuno di noi, almeno cinque minuti nella vita, ha provato l'ebbrezza selvaggia della felicità. Siete davvero sicuri che vorreste riprovarla ancora? La verità è che la felicità ci spaventa, è un film horror! Perché quando ti accorgi che è passata precipiti nell'angoscia come un ascensore dalle corde spezzate. Fa male cadere rovinosamente dalle vette della felicità, così ti sei assoggettato a una vita mediocre. Senza troppi sbalzi, senza troppi imprevisti, armato fino ai denti contro l'imprevedibilità della vita. Infatti la vita non bussa più alla tua porta, i giorni si somigliano tutti e da nessuna persona straordinaria accetteresti un appuntamento. Eppure sai bene che è solo dall'imprevedibilità di certi incontri che potresti arricchirti, rivoluzionarti e tornare finalmente a vivere. Ma tu non lo fai, hai paura, una maledetta paura di soffrire. È la sindrome degli angeli caduti, fratello. Ti sei costruito una gabbia con le tue mani e in fondo ti piace, non negarlo, altrimenti non riuscirai mai a spezzare le tue catene. Allora cosa fare? Rischiare tutta la vita per un giorno di gloria? Beh, forse sì, può essere solo un giorno, un mese, un anno, ma devi tenere la valigia pronta, le ferite aperte, le orecchie tese! Perché è questo quello che vuoi, me lo dicono i tuoi mugugni quando ti alzi al mattino, la tua confusa incazzatura permanente, le presunte cause della tua infelicità che attribuisci a casaccio. La mediocrità è un tuo diritto, sia chiaro; ma la ricerca della felicità, un tuo dovere. Se vuoi vivere davvero. Se vuoi essere uomo!

- Diego Cugia, aka Jack Folla -

lunedì 23 agosto 2010

Ventidue

Se andiamo per teorie mistiche, il mio lavoro è uno strumento che qualche divinità sta utilizzando per impartirmi un insegnamento. Se andiamo per teorie karmiche, sto pagando un debito che la mia anima ha contratto in qualche incarnazione precedente. Se andiamo terra terra, mi devo fare un mazzo esagerato.

venerdì 20 agosto 2010

Ventuno

Una donna crede di essersi innamorata di un uomo. Osserva con attenzione i sintomi: strani sogni, pensieri inaspettati, aspettative, lievi alterazioni biochimiche che agiscono sui suoi stati emotivi. Eppure quasi non lo conosce. Certe cose accadono solo nei libri o nei film. Ferma sulla soglia, si chiede se precipitare le procurerà, questa volta, più gioie o più ferite.

On air: CCCP, Emilia Paranoica.

mercoledì 18 agosto 2010

Venti

Nessuno lo sa, ma uno dei migliori amici di chi fa il mio lavoro - e anche di chi fa finta, come la sottoscritta - è il lessico greek-english Liddell Scott Jones, per gli intimi LSJ. Tralascio la spocchia con cui storciamo il naso approcciandoci ad un idioma barbaro (in fondo è lo stesso che abbiamo imparato cantando i Doors e i Pink Floyd, ma vuoi mettere che male al cuore vedendolo accostato all'amata lingua di Omero?), dopotutto il mondo anglosassone sembra dimostrare maggiore sensibilità classicistica rispetto a noi. C'è da dire che ogni tanto va preso con beneficio d'inventario, eh. Sempre per restare in tema, qui non c'è una lady who's sure all that glitters is gold... a riprova di questo, tra una crisi di disperazione e l'altra (metà agosto e non sono nemmeno a metà lavoro, mioddio) ho scovato su internet una chicca:

Two men wrote a lexicon, Liddell and Scott;
Some parts were clever, but some parts were not.
Hear, all ye learned, and read me this riddle,
How the wrong parts wrote Scott and the right parts wrote Liddell?

Ogni tanto gli studenti sanno essere cattivi... e ce ne sono parecchie varianti:

Two men wrote a lexicon,
Liddell and Scott;
One half was clever,
And one half was not.
Give me the answer, boys,
Quick to this riddle,
Which was by Scott
And which was by Liddell?

Questa è la mia preferita:

Two men wrote a lexicon - Liddell and Scott;
Some parts were right, some parts were not.
Now come, all ye wise men, and solve me this riddle:
Why the wrong parts wrote Scott, and the right parts wrote Liddell?

Francis Markham (Londra, 1903) spiega in proposito: The joke was, that often when at work with the Sixth, Liddell would object to the translation of, or use of, some word. The boy would reply, "Please, sir, I found it used that way in your lexicon," when Liddell would reply, "Scott wrote that part".

(una poesiola di Thomas Hardy, Liddell and Scott On the Completion of their Lexicon, si può leggere qui.)

martedì 17 agosto 2010

Diciannove

AAA cercasi impiego come assaggiatrice di cocktail alle Mauritius.

giovedì 5 agosto 2010

Diciotto

Dimmi, fratello carissimo: vivere tra questi testi, meditarli, non conoscere null'altro, non desiderare null'altro, non ti sembra già qui, sulla terra, dimorare nei regni celesti?

- Gerolamo, Epistola 53 a Paolino di Nola, 394* dC -



*forse, o forse no.