mercoledì 4 agosto 2010

Diciassette

Continua la ricerca di pdf che non riuscirò mai a scaricare col mio computer balengo. Le biblioteche stanno per chiudere (maledizione, se non vado in vacanza io non vedo perché debba farlo il resto del mondo!) e mi resta il 95% del lavoro da fare. Questo è uno di quei giorni che cominciano male e finiscono peggio... mi sono svegliata con lo spiacevole pensiero "tanto non ce la farò mai a finire tutto per tempo". Tengo duro, stringo i denti, il mio nuovo sport preferito è fare la figa scrivendo note di commento in ebraico senza sapere l'ebraico, con buona pace dei colleghi di Orientalistica.

Oggi è successa una cosa strana. Ti ho guardato con un certo distacco, come non avevo mai fatto, e per la prima volta ti ho visto per come sei. Al di là di idealizzazioni, sentimenti, paure, aspettative. Dietro l'uomo elegante, sicuro di sé, integerrimo e fascinoso, ho visto il meccanismo ben oliato di un'apparenza che è frutto di costruzione, ponderata, artefatta. Studente modello, ragazzo brillante e di belle speranze, marito fedele, giovane padre premuroso, bella villa ereditata da famiglia benestante, sterminata cultura e - condicio sine qua non per la sopravvivenza nel nostro ambiente - grande bravura nel fingere di sapere anche quel che non si sa. Ogni giorno ti fai vedere rinchiuso nella fortezza della tua vita perfetta, ma stando ben attento a mostrarla da una sola prospettiva, quella frontale: se qualcuno provasse a guardare da un'altra angolazione, scoprirebbe che è tutto un trucco, un inganno, una magia, che quei mattoni infrangibili altro non sono che sottilissime carte da gioco. Basta un soffio di vento un po' più forte a far cadere tutto.
Ti ho visto soltanto vacillare, oggi. Ho visto quello che sei, non quello che potresti diventare. Ci stiamo studiando da due anni e d'improvviso tutto mi è chiaro. Adesso so. Non mi resta che trovare la risposta a una semplice domanda.
Voglio essere io, quel soffio di vento?

martedì 3 agosto 2010

Sedici

Postille al post precedente.
1. Per caso ho trovato online il pdf di un articolo in un periodico localizzato in una biblioteca che rimarrà chiusa fino al 30 agosto. Però mi sarebbe piaciuto toccarlo con mano: non capita tutti i giorni di doversi servire di una pubblicazione del 1898.
(maledetto Platone, riesci sempre a complicarmi la vita.)
2. Oggi ho pranzato per la prima volta col mio capo, chiamiamolo così. La mia idea di imbarazzo è più o meno questa.

Quindici

Due mesi per partorire uno straccio d'idea intelligente e mettere giù uno progetto vagamente decoroso. Due mesi per un lavoro che normalmente si fa in sei.
Due mesi, e già sono passati quindici giorni.

L'aria della città che ho odiato e che oggi, dopo tre anni, sono giunta a sentire casa è fresca, stasera. La luce artificiale di una lampadina prossima a fulminarsi - una delle ultime lampadine a incandescenza, fine di un'epoca... bah - rischiara una camera da letto che profuma di ammorbidente, di bucato steso sul balcone, di lenzuola pulite. Fuori si vedono persino le stelle. Non male, per un comune da un milione di abitanti.
Ho ceduto alla tentazione della nicotina. Una sigaretta, una sola, giusto per ricordarmi com'era il gusto. Per ripensare a com'ero quando accenderne una era la mia coccola serale - un rito pagano di purificazione, un sacrificio di fumo per propiziarmi non so quale divinità, o forse solo una grande idiozia. Che importa? Sono pur sempre una ex-tabagista.

C'è che ho paura. Se mantieni la calma quando tutti intorno a te l'hanno persa vuol dire che non hai ben afferrato la situazione, dicono. E se così fosse? Se avessi messo troppa carne al fuoco? Se mi fossi sobbarcata un lavoro troppo difficile, se non fossi all'altezza delle aspettative? Mi sto giocando le fatiche di tre anni in questi due mesi.
E poi c'è una storia su cui non avrei scommesso un centesimo, che ancora non è neanche una vera storia, che può diventare tutto e il contrario di tutto... l'attimo di sospensione tra potenza ed atto è estenuante, alle volte. E senza averlo preventivato ti ritrovi in quella fase agghiacciante in cui non fai che chiederti: mi richiamerà?

Basta, troppa roba. Troppi pensieri.

lunedì 12 luglio 2010

Quattordici

Dici in una frase «Platone e Aristotele» e ti senti rispondere «Bello, mi piace che lei abbia detto prima Platone e poi Aristotele, è significativo»... significativo di cosa? L'interlocutore, platonico, ha amato credere che fossi platonica anch'io; ma io, aristotelica, stavo semplicemente citandoli in ordine.

Sono seduta sul mio letto e mangio pasta con pomodorini, mais, parmigiano e paprika direttamente dalla zuppiera. Sono reduce da una mattinata alle prese con trimetri giambici, itifalli, anapesti, tetrametri ionici a minore, pentametri dattilici, proceleusmatici, pentabrachi (Dio, pensavo fosse più facile incontrare il chupacabras che vederne uno, invece ne ho trovati due in poche righe), epitriti, peoni, coriambi, spondei e cretici... basta, pietà. Però è divertente. Quando ti metti col tuo bravo foglietto a calcolare le lunghe e le brevi sembra di dover risolvere un'equazione. Mi piace mi piace.

Non so che cosa voglio scrivere, di preciso. Questo post non ha alcun senso. Però sono tanto pigra che non ho neppure voglia di cliccare su annulla.

venerdì 4 giugno 2010

Tredici

«Ora tu pensa: un pianoforte. I tasti iniziano. I tasti finiscono. Tu sai che sono 88, su questo nessuno può fregarti. Non sono infiniti, loro. Tu sei infinito, e dentro quei tasti, infinita è la musica che puoi suonare. Loro sono 88, tu sei infinito. Questo a me piace. Questo lo si può vivere. Ma se tu, ma se io salgo su quella scaletta, e davanti a me si srotola una tastiera di milioni di tasti, milioni e miliardi di tasti, che non finiscono mai, e questa è la verità, che non finiscono mai e quella tastiera è infinita... se quella tastiera è infinita, allora su quella tastiera non c'è musica che puoi suonare. Tu sei seduto sul seggiolino sbagliato: quello è il pianoforte su cui suona Dio. Cristo, ma le vedevi le strade? Anche solo le strade. Ce n'è a migliaia, come fate voi laggiù a sceglierne una, a scegliere una donna, una casa, una terra che sia la vostra, un paesaggio da guardare, un modo di morire? Tutto quel mondo, quel mondo addosso che nemmeno sai dove finisce e quanto ce n'è. Non avete mai paura, voi, di finire in mille pezzi solo a pensarla, quell'enormità, solo a pensarla?»

- Novecento, Alessandro Baricco -

Dodici

Sabato, presumibilmente, sarà l'ultima volta in cui vedrò uno degli amori della mia vita. Ho pensato a lungo a lui. Quando tra noi è finita, mi sono interrogata per molto tempo sulla natura dei miei sentimenti nei suoi confronti. Ero arrivata alla conclusione che non lo amassi realmente – mi sono detta che amavo il mio ex per interposta persona. Oggi mi chiedo: e se questa fosse solo una pietosa bugia che mi sono raccontata per proteggermi da una verità troppo dura da accettare? La verità, la verità. Secondo qualcuno esiste a prescindere dalla percezione che ne abbiamo. Io tendo a non essere così ottimista – mi attengo ai fatti, ma non credo che stavolta possa bastare. Quali sono i fatti? Forse lo amavo davvero, ma non abbastanza da non fare la scelta sbagliata. Forse ho solo fatto la cazzata più grande dei miei primi diciott'anni di vita. Ed ecco, dopo tanto tempo, la mia adolescenza ormai è morta ed io vivo. Che cosa prova adesso per me, lui? Mi pensa ancora? Mi odia ancora? Mi ama ancora? O si è semplicemente dimenticato di me?

Non so che cosa mi aspetto di ottenere, dopodomani mattina.

mercoledì 2 giugno 2010

Undici

Sono chiusa in camera dopo una serata sudamericana con alcune amiche. Catrame 4 mg, nicotina 0,4 mg, monossido di carbonio 5 mg: ho smesso di fumare due anni fa, ma tre sigarette stasera me le sono regalate. Roba leggera, in confronto a quelle dei tempi d'oro sembra di fumare aria. Il mio ex mi faceva una testa così, nonostante fosse molto più tabagista di me: «Eh, solo perché io faccio minchiate non vedo perché devi farle anche tu». Non arrivava a comprendere che potessi compiere una determinata azione, giusta o sbagliata che fosse, per mia scelta, a prescindere da lui. Non ha mai capito che il mondo non smette di girare non appena lui esce da una stanza.
A quest'ora ci sono 26° C. Estate, finalmente. Nonostante lo smog ed i pollini, l'aria mi sembra dolce. Il tabacco ha un buon sapore, con buona pace degli integralisti anti-fumo. Ascolto i Buena Vista Social Club e cedo alla tentazione dei ricordi. Leggo l'ultimo articolo della mia vicina di casa: non imparerà mai a scrivere. E' la classica persona che ha-bisogno-di-far-vedere-agli-altri-quanto-è-brava-lei; è così giù di paroloni che non vogliono dire nulla, solo per darsi un tono. Peccato che la cultura sia come la marmellata sul pane... meno ne hai, più la spalmi.

Da pochi minuti è il secondo giorno di giugno. Buon compleanno, repubblica italiana.